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8.5.11

Antonì Gaudì e poi varie ed eventuali!

 sono stata a barcellona. io adoro quella città. con mio marito la ho visitata da giovane sposa che di giorno sul viso accaldato e trasparente di emozioni mostrava l'amore provato durante la notte.
le case del gaudì e la movida che allora non era fatta di bellezze perfette ed inquietanti e musiche sintetiche che procurano desideri sessuali a gente che in realtà non prova nulla. questa volta non mi riguardano. io ci sono per lavoro - quel lavoro che continua a piacermi moltissimo. mi rendo conto che 20 anni di esperienza da indipendente mi hanno insegnato molto. mi rendo conto che sono una persona speciale. anche sul lavoro. la gente mi ascolta. un po' mi lascio prendere dal momento e mi bagno le mutande di piacere del potere ma un po' mi chiedo anche cosa cazzo è sta roba che ho e che sembra fare effetto sugli altri. a me piace capire e con gli altri di solito non mi restano dubbi - su di me invece sono sempre tantissimi. i dubbi.

durante la notte tra giovedì e venerdì mi viene una colica renale in un albergo a 5 stelle nella parte vecchia di barcellona. torno immediatamente con i piedi, anzi, con il culo per terra. chiamata alla reception, il concierge che non capisce subito finché non gli dico in brutta maniera cosa penso di sua madre, ambulanza, ospedale. gente estranea. ed eccola qua la mod piccola, piccola che non sa più fare nulla, che diventa brutta, che non riesce a farsi ascoltare da nessuno salvo una ragazzina che lì, nel pronto soccorso, fa le pulizie notturne per 2.80 Euro all'ora. mi rendo conto che non sono io ad essere speciale ma ognitanto lo è la vita che mi capita. speciale in tutti i sensi.

rifletto l'ennesima volta sul dolore e come non lo sopporto. alle volte, in passato (ma anche oggi potrebbe ancora capitare), quando una qualunque emozione, brutta o bella che fosse, diventava troppo forte io mi tagliavo con le mie lame. il dolore della lama è una cosa bellissima per la mod - è un bruciore ghiacciato. non saprei descriverlo diversamente. ed è l'unico dolore che mi da piacere. Infatti sono convinta di amare il ruolo di dominante perchè se do dolore ad un altra/o il mio svanisce (si apre la discussione pacata e serena su quanto è idiota come discorso - non dico di no, eh?!)
.
verso le 7 di venerdì mattina i farmaci fanno effetto. finalmente riesco a trovare pace. nel frattempo devo spiegare al medico di turno tutta la mia cartella clinica che per fortuna porto sempre con me. è un raggazzo molto giovane. avrà 30 anni, non so. parliamo in inglese. il suo è quasi senza accento e allora lo metto in contatto con il mio amatissimo e fidatissimo doc a. di houston, texas. il ragazzo diventa rosso, dice che è un onore per lui parlare con il vecchio dall'altra parte dell'oceano....alle volte alla mod sembra di vivere in un film. dopo lui sa cosa deve fare - e lo fa bene. sabato sera sono a casa. sana e salva.

prego coso....dio...che ancora per un po' si diletti ad osservarmi nella mia felicità. chiedo 5 anni. trattabili. come al solito lo stronzo non risponde. ma ci sono altri che mi parlano. con amore e senza fare promesse.

e a me sta bene cosi.

love, mod

12.11.10

personal tchernobyl!



in germania sei in totale isolamento prima, dopo e durante la chemio. hai una stanza tutta per te e da fuori nessuno può guardare dentro. sei seguita da uno psicologo (carina l'idea - ma si sa: la mod, gli psicologi se li mangia a colazione...."signora, vuole magari parlare della sua paura di morire" - mod lo guarda in modo interessato "hai un bel corpo dottore. mi basta guardarti e già mi sento meglio. che fai te ne vai già? torna domani, bello!"), un personal trainer (che ti fa fare ginnastica passiva a letto. gambe tirate verso il corpo, cosce spalancate. "rilassi il bacino, signora!" - mod." scusa, dolcezza, ma perché non ti spogli e scopiamo davvero? questa scopata virtuale non mi fa mica venire, sai?!"- ok, niente più ginnastica personalizzata, cazzo! non ci so fare con gli uomini!) e una dietologia ("preferisce il brodino di pollo o il frullato di banana, mela, frutto della passione, signora?" -rumore di vomito che finisce sul pavimento- "magari continuiamo per un altro giorno o due con la sola fleboclisi, signora" - dietologa, bye bye). sono tutti molto gentili e professionali e per la mod che adora mandare la gente fuori la loro orbita del tran-tran quotidiano è una vera pacchia. i tedeschi sono cosi....cosi....abitudinari.

in america è tutto business. e la salute lo è in modo particolare.
prima paghi (cioé 30.000 dollari per non morire è veramente un ottimo prezzo - un vero affare!) e poi diventi l'imperatrice della tua malattia, cioè, dopo aver pagato, fanno di tutto per te e il male che porti dentro. ti mettono in una specie di gabbia di vetro, una stanza con due mura normali su due lati e sugli altri due lati ci sono delle enormi vetrate che danno la vista libera su chi là dentro combatte la morte (per la mod che è una esibizionista più per caso che per indole questa cosa è eccitante e odiosa allo stesso tempo: nelle giornate brutte lancia oggetti contro il vetro e contro chiunque si ferma d'avanti alla sua vetrata per guardarla oppure mostra le tette - il che in texas è punito quasi quasi con la pena di morte. nelle giornate buone si scambia "funny faces" (facce buffe) con i bambini pelati e destinati a morire come lei che passano. le infermiere ti chiamano tutte "sweetheart, love, darling e honey. e tu (cioè neanche la mod) puoi farci un cazzo di niente. fai amicizia con quella più "vera" che si chiama edna e sei a posto per tutta la permanenza. i dottori sono tutti veramente preparatissimi. se poi becchi un texano repubblicano che è anche "a good guy" (esistono davvero, per Dio!) ti senti al sicuro q.b. in america la religione fa parte integrante del "healing process" e allora si va a messa - o la messa viene da te - non puoi farci niente. io la adoro. non per tutta sta roba schifosamente mielosa che fanno, tipo stringersi la mano, abbracciarsi senza toccarsi, pentirsi e implorare l'aiuto di Dio-che-non-c'è-mai-quando-serve-cazzo-! - ma per il canto. cantare in coro alla mod è sempre piaciuto. in ospedale deve ancora girare sotto banco il filmino di quando la mod ha fatto cantare a una dozzina di bambini pelati "solo una sana e consapevole libine salva il giovane dallo stress e dall'azione cattolica - uuuuuuh!" - a mo' di gospel. bellissimo, cazzo! il suo "go, tell it on the mountains" ha fatto piangere come un vitello il dottore repubblicano - ma aveva appena vinto le elezioni obama e lui era inconsolabile.

in italia, pagando, si ha il diritto ad una stanza singola e "trattamento primario" - and that's it.
"trattamento primario" vuol dire che un fighetto di mezza età (che vota destra o sinistra - ma chi se ne frega, tanto sono figo e raccommandato!) ti parla per la prima volta in terza persona. cioè, parla con gli assistenti di te - non direttamente con te. nel caso della mod era una situazione delicatissima il primo incontro con il primario. sì, perché gli assistenti la avevano già conosciuta (si facevano  la croce prima di entrare nella sua stanza, ma la l'unica femmina tra loro aveva anche le mutande bagnate secondo il parere del tutto desinteressato della mod) e volevano proteggere il capo padrone delle loro vite a contratto a progetto. mod alla mutanda bagnata "senti cocca, ma il tuo capo ha qualche problema di relazionarsi con la paziente, è forse affetto da qualche rara sindrome autistica del medico-dio?" - mutanda bagnata diventa rossa e inizia a iperventilare - "ma nooooooooo, signora cosa dice. sono qua TUTTO per lei!" - sorriso da caimano appena sceso dalla puttana - mod sorride dolcissi..ma veramente...dolcissimamente "TUTTO, TUTTO, TUTTO - è sicuro dottore???" - al caimano veni ün dübbi e con aplomb serissimo inizia il colloquio medico-paziente della durata di 3 minuti (cazzo, 180 Euro per colloquio. fate i conti). la mod, stanchissima, con la testa appoggiata sul cuscino da quattro soldi si sentiva inerme di fronte a tanta ignoranza, menefreghismo, narcisismo e incapacità emotiva. chiude gli occhi. vorrebbe dormire. qui non può vincere contro il sistema. deve ammettere la sconfitta. -mutanda bagnata tornerà alla fine del suo turno dicendo "tanto lui verrà solo un'altra volta, prima che te ne vai a casa. gli altri giorni ci sono io." e la mod pensa che è l'unica cosa che le rimane in italia è la figa.

la verità sulla chemio è una sola:
è micidiale in qualunque posto la si fa.
è come essere superman che viene bombardato di kriptonite.
è come essere pompiere a tchernobyl il giorno dell'incidente.
non hai via di scampo.
tutti dobbiamo morire prima o poi.
non ne facciamo una tragedia, eh?!

love, mod

p.s. la canzone è sempre di HUNG. ormai ho visto tutti gli episodi. la recensione mia sarebbe uno spoiler: troppe le scene golose! quindi sto zitta. se voi promettete di guardarlo, eh?!

28.1.10

messed-up!


affezionarsi è come un incantesimo.
quando succede bisogna porre rimedio.
con katia era sufficiente andarla a trovare a casa sua.
visita a sorpresa la mia.

stamane ho finito prima in ospedale dopo i soliti due prelievi fiume.
so dove abita katia. una volta me lo ha detto.
non me ne è mai fregato niente perché
era sempre lei che veniva da me - come una gatta randagia.
ma oggi, presa da una curiosità spontanea, ho deciso di vedere dove e come vive.

mi apre la porta la mamma. donna anziana e semplice.
dico che sono una amica della figlia.
un po' in imbarrazzo mi dice che katia ancora dorme.
mi offre un caffè che declino gentilmente.

è una casa vecchia e trasandata - come la madre.

"se mi fa vedere la stanza, vedo se riesco a svegliarla," dico con gentilezza e presa da un disagio che non so spiegarmi ancora.
la madre mi indica la porta.

buio.
puzza.
faccio un passo e per poco non inciampo.
cerco con la mano l'interruttore.

luce.
sempre puzza.
e la visone di katia riversa sul letto - mezza svestita
ma con degli stivaletti ai piedi.

dorme profondamente.
mi manca l'aria per respirare.
e sento che mi sta arrivando un attacco di rabbia o panico o chennessò cosa.
la stanza è un casino totale.
vestiti sporchi dovunque, lattine vuote di birra e coca, sacchetti di patatine e simili.
sul televisore a schermo piatto una candelina attaccata con la cera che si è fusa.
due posaceneri stracolmi.

puzza. disordine. caos. sporcizia. polvere.

faccio retromarcia.
lentamente.
spengo la luce.
non si accorge di nulla.
la signora mi guarda con sempre maggiore imbarrazzo.

"meglio lasciarla dormire, signora"
"le divo dire niente"
"no, niente che non possa aspettare."

fuori dalla porta
faccio un respiro profondo.
per evitare che mi venga da piangere per una sensazione di panico attavico
mi ficco le unghie nei palmi delle mie mani.

una volta arrivata a casa metto su musica. ho comprato musica dei low anthem.
proprio bella musica.
mi faccio il caffè.
mangio pane nero con della marmellata fatta in casa.
appena finito lavo il piatto, la tazza e le posate.
asciugo tutto accuratamente.
passo un panno sul forno dove il caffè ha lasciato una piccola macchia.

io amo l'ordine e la pulizia.
specie in cucina e in bagno.
ma anche tutto il resto della mia casa è in ordine di solito.
nel mio caso è questione di educazione ma ancora di più questione di cautela preventiva.
la malattia mi porta ad essere molto attenta all'igene.
avendo le difese immunitarie quasi sempre sotto zero
sono diventata paranoica per quanto concerne l'igene.
le mie frequentazioni sessuali li conto sulle dita di una mano.
da sempre è cosi - ma prima di ammalarmi non mi buttavo nella mischia per altri motivi - un po' anche per arroganza.
oggi come oggi se qualcuno appena manifesta...diciamo ...una certa voracità superficiale in quel campo
con me non andrà mai più al dunque. non me lo posso permettere. semplicemente.
sono terrorizzata dall'essere uccisa dopo tanto lottare contro la leucemia da una malattia presa per 5 minuti di sesso non sicuro.

e ora questo.
ho la nausea.

28.7.09

ready or not

avevo già messo il solito pezzo di musica da youtube.
(gospel!)
non ho niente di carino/profondo/divertente da dire.
sto partendo. le valigie sono lì, già pronte.
mancano cosmetici e medicine. lì metterò per ultimi.
vado via senza sapere quando torno.
ho salutato mio figlio 10 giorni fa.
per il suo compleanno gli abbiamo regalato di poter lavorare due settimane all'estero (niente di pericoloso!) per una delle ONG più belle che connosca.
metterà il naso dentro quel mondo di persone particolari che era anche il mondo di suo padre. ha espresso il desiderio di lavorare lì quando finisce gli studi e io non posso che esserne felice.
ieri sera mi chiama. la voce tranquilla e serena. è la prima volta che deve fare da solo. abita da solo in un appartamento in centro, fa la spesa, cucina, gestisce gli orari e mi dicono che sul lavoro è ben voluto e bravo. con la sua maniera tranquilla e riflessiva fa cose che neanche erano previste.
lo abbiamo mandato via prima della mia partenza, cosi non ci sono gli adii.
ora non sono più tanto sicura di aver avuto una idea geniale: come faccio ad andarmene senza salutare chi amo di più.
ho dormito poco, come sempre.
passo le giornate fino alla partenza guardando la TV amricana - per abituarmi a quel mondo cosi diverso da quello italiano.
non riesco tanto ad ascoltare la musica. non so cosa voglio. metto un CD e lo tolgo dopo poco. la musica mi mette quella agitazione emotiva che forse in questo momento evito istintivamente - per non indebolirmi in nessuna maniera.
mi serviranno tutte le risorse di cui dispongo.

non ho paura di morire.
ma detesto la incertezza sul quando (esattamente) e come (esattamente).
è l'incertezza che mi getta nel panico.
vale anche per tutte le altre cose della vita.
prima di tutto le relazioni affettive.
non parlarmi, non dire quel che si prova con una come me è
un ottimo metodo per uccidermi dentro.
non che renda la cosa facile all'altro, eh?!
con me devi inistere per potermi dire quel che provi. sulle prime cerco di schivarle ste cose - anche in maniera piùttosto cattiva.
troppa emozione uccide.

e mi viene il dubbio che anche l'amore è una specie di malattia incurabile.
e anche che io non abbia capito ancora nulla della vita.