23.1.08

piccola morte


Su uno sgabello da bar davanti allo specchio del bagno è seduta una donna – no, una ragazza. Il viso mostra i segni di una febbre alta e debilitante. Un pallore cereo le da una luce eterea, nonostante la figura formosa. Tiene le cosce aperte e i piedi appoggiati sulle sbarre dello sgabello. Gli avambracci sono appoggiati sulle gambe – le mani aperte con le dita lunghe e rilassate. Dall’altoparlante la voce di Ray Charles che canta”that lucky old sun”. Cambia posizione la ragazza, accavallando le gambe. Ha le unghie delle mani e dei piedi di un rosso “sangue di bue” – lo smalto le è costato una piccola fortuna. Non che lei sia vanitosa, ma vuole essere preparata. Se la vengono a prendere, prima o poi succederà, lei vuole essere bella, come in vita non lo è mai stata. Si pettina i capelli che hanno appena ricominciato a crescere. Piume d’oro e fuoco Gli occhi sono quelli di una bambina, no, di una vecchia. Una vecchia che ha pianto tanto ma anche riso di gusto. Accenna un sorriso. Per avere questo momento di totale intimità ha dovuto chiudersi a chiave, come quando andava in coleggio. Non la lasciano quasi mai da sola. Hanno sempre paura che succeda qualcosa di brutto. E lei nella parte dell’oggetto osservato è totalmente a disagio. Spesso diventa rabbiosa, risponde a qualunque domanda con fare arrogante. Non è neanche più capace di reagire adeguatamente all’amore che le arriva a ondate da chi le sta più vicino e le vuole bene.
Ricambia posizione. Cosce ben aperte. Il sesso con la stessa peluria bionda della testa le sorride e la invita al gioco. Lo sfiora con tenerezza. Non vede le cicatrici, la pelle bianchissima, i capillari rotti da sforzi inumani di sopportare ogni tipo di dolore, ogni violazione del suo corpo. Allunga un braccio e da un mobile alto prende una custodia nera di velluto chiusa con due cinturini di cuoio. Li slaccia e srotola la stoffa nera.
La ragazza fa un respiro profondo.
La mano trema leggermente.
Ma non per paura o indecisione.
Semplicemente la debolezza la vince ormai dopo anche un solo piccolo sforzo.

Due lame.
Una sottile e una corta e robusta.
La ragazza resta lì ferma,
stupita e ammirata
di tanta lucentezza .
Ogni volta è come la prima volta.

Potrebbe semplicemente sdraiarsi e lasciarsi morire.
Invece anche ora decide che non è arrivata la sua ora,
Anche questa volta ha deciso per quello che chiamano la “piccola morte”.
Sceglie la lama più sottile con la destra – è quella più affilata e ci vuole più abilità nel eseguire il lavoretto.
Con la sinistra afferra l’altra arma.
Li incrocia davanti al viso.
Look at this Quentin, pensa.
I am doin’ much better than Beatrix or that Elle-Bitch.
Sorride.
Fa scendere le lame tra le cosce.
Chiude gli occhi.
Metallo freddo contro pelle caldissima.
L’orgasmo avviene immediatamente.
Era diventato un’urgenza ormai.
Lecca la lama. Il gusto è dolce – non sa di nessuna cosa amara.
Segue il ritmo della musica.
Vorrebbe stuprarsi con la lama.
Si trattiene a malapena – lascia che la punta della lama entri dentro lei.
Un’attimo di estasi, di potere, di amore totale.
Ray che canta “Yesterday”
Una lacrima, solo una.
Due tagli veloci eseguiti contemporaneamente.
Un suono gutturale le esce dal profondo della gola.
Altra “piccola morte”. Più nella testa sta volta.
I sangue è di un rosso chiaro –fa pensare alle fragole mature – e scende lascivo lungo il braccio e dal fianco. Si insinua tra le cosce, bagnandole la peluria bionda.
Fica e sangue.
Lecca di nuovo le lame. Le pulisce con cura, come una cagna leccherebbe la ciotola in cui riceve da mangiare. Si guarda allo specchio e lecca….e sorride soddisfatta.
Chiude le cosce, come per conservare quella sensazione preziosa di aver fatto l’amore con il più bravo degli amanti – il suo sangue.
Che le ha sussurrato che è viva.

3 commenti:

Andrea ha detto...

Morire per sentirsi vivi....

Lara ha detto...

Mod, lascia fare a me...che da sola potresti fare male :)

mod ha detto...

c'avevo pensato...ma se lascio fare a te, potresti farti male tu.....