29.7.08

comunicazione di servizio

ricevo anche oggi commento non firmato. mi rendo conto che magari bisogna perderci un pochino di tempo per firmarsi, ma non pubblicherò più chi è troppo pigro oppure vigliacco oppure imbranato per commentare come si deve. Io la faccia la metto..,,ogni volta! Fatelo anche voi. Se non volete fare l'enorme sacrificio di perdere un mezzo minuto di tempo per firmare il vostro commento, io francamento me ne frego e non ho interesse di sapere quello che pensate a proposito di quel che scrivo!

...ecchecazzo! mod

20.7.08

natural woman, o no?!

ci sono delle donne che hanno una funzione incorporata che riescono ad accendere con effetto immediato. spingono un tasto con scritto sopra “seduzione” e via.....riescono ad avere il maschio che vogliono e quando lo desideranno. vorrei tanto che ci fosse una officina dove potersi fare istallare quel tasto. solo per provare una volta s’intende. tenere una cosa cosi pericolosa addosso sempre mi creerebbe qualche ansia suppongo.

sabato sera.
litigo con chi sta in casa con me.
per non deprimermi decido di cedere alle lusinghe di una collega che mi ha invitata ad uscire con lei e le sue amiche. lo so, lo so. mai fraternizzare coi colleghi.

andiamo al bar kharma in centro. un posto per tacchinare. per cuori solitari e no. per santi e porci. per principianti e professionisti.
quando entriamo siamo quattro donne che vengono immediatamente soppesate, classificate e messe sulle hit list (o scartati) degli uomini (e qualche donna) presenti. due di noi non stanno sole neanche 5 minuti. in effetti sono le più carine. carine nel senso di quello che si definisce "la norma". io osservo in muta ammirazione. accendono il famoso tasto della seduzione, si toccano i capelli (lunghi!), ridono con quella tonalità che a me non verrebbe neanche se studiassi con dita von teese, si muovono su quelli sgabelli come snodate e in preda ad un perfetto equilibrio. La terza donna ci mette venti minuti ad acalappiarsi un maschio tipo rappresentante di commercio tutto calcio, donne e allegria. E’ timida, quindi non l’hanno notata subito. Io resto seduta da sola al banco e il barista mi chiede “cosa prendi, tesoro?” ecco. gli unici uomini che mi chiamano tesoro son le checche. Ce n'è uno solo che mi chiama bellezza. quando si ricorda. ed è meglio che non lo pensi tanto!
bevo tequilla. solo quando ho il bicchiere davanti penso che bere tequilla non è molto femminile e poi non mi ricordo mai la sequenza....prima il sale o prima il limone.....che cazzo... la bevo liscia. la musica è bella però. il primo album di joss stone. l’unico degno della sua voce. intorno a me la gente beve, parla, ride e si tocca per caso. si vede chi finirà a letto insieme e sudato o sul ponte vecchio nelle nichie dell’amore sta notte. a me ancora nessuno.....
accanto a me una coppia di giovani che litiga. lei è la classica bambolina che papino porta in palmo di mano e quando si spezza un’unghia mammina la porta dallo strizza. la guardo. proprio bellina. capelli lunghi e vaporosi, pantaloncini corti con top che lascia vedere un’ombellico perfetto (quelli da infilarci la lingua per intenderci) e poi sandali con tacco altissimo allacciati alla schiava. Dio, che perfetta, penso, neanche si accorge di me...
Battibeccano un bel po’ con lui sempre più scazzato e lei sempre più inviperita. Sulle prime non sento quello che si dicono....sono stordita dalla visione di lei che, bevendo, le finisce a scivolare una goccia lungo il mento e poi la gola. Si pulisce con il tovagliolino.
“avrei preferito restare con loro. sai benissimo che non mi piace questo posto”. vocina lamentosa da principessina .
lui la guarda scocciato. beve. la guarda di nuovo e poi:”non dovresti mai parlare. già fai male i pompini...ma a parlare sei peggio.....cazzo, quanto rompi!”
intorno a noi delle risate. lei avvampa. non si arrabbia. l’ha stroncata con la sua volgarità. ha le lacrime agli occhi ed è sempre più bella. e lui, impacciato (non dispiaciuto!) le fa “ora non cominciare con la solita scenata, cazzo”.

vecchia regola: mai piangere davanti a un uomo. sono guai programmati: o ti mentono o ti promettono cose che sanno già di non mantenere oppure....s'incazzano di più e di sicuro non sanno cosa fare, figuriamoci cosa dire. salvo alcuni esemplari rarissimi che hanno cervello E cuore. ma questo è un altro discorso.

non sopporto di vedere la morettina piangere e poi è tutta la serata che mi sto rompendo le palle. non volevo venire. io sto malissimo in questi posti e lo sapevo. da un lato non voglio mischiarmi con i mercanti del sesso del sabato notte, dall’altro ci resto troppo male che nessuno ci prova con me. quindi sono leggermente di cattivo umore.
finisco la mia tequilla e dico con calma. “non dovresti farla piangere. è cosi bella. fossi in te le chiederei scusa”.
lei singhiozza una volta e mi guarda stupita
lui si gira verso di me e dice “ma perchè non ti fai i cazzi tuoi?!” in dialetto poi.
“dolcezza, questa era l’unica cosa da non dire”
lui si alza, ormai esasperato.
sta per dire qualcosa, ma mi alzo anche io.
potrebbe rifuggiarsi sotto le mie tette poverino.
mi guarda dalla mia testa biondissima, capelli cortissimi fino ai miei tacchi d'argento.
sbianca.
inclino la testa con lo sguardo serio.
“allora, ‘ste scuse?”
lui guarda la sua ragazza , le sorride con imbarrazzo “scusa piccola, andiamo via dai!”
lei mi sorride timidamente, le sfioro la guancia e dico “guarda, tu puoi anche imparare a fare meglio i pompini, ma lui resterà sempre un cafone!”

Se ne vanno senza girarsi e io resto lì. mi siedo e ordino ancora da bere. Espresso doppio. lo bevo amaro, come piace a me. Delle altre tre vedo solo la timidina che sta ballando come se fosse madonna, delle altre due nessuna traccia.


ho visto il panico negli occhi del ragazzo e mi ha dato quella sensazione che provo da sempre quando uno stronzo si accorge di me. una soddisfazione fisica. penso che anche la mia è una specie di seduzione. li seduco a comportarsi meglio!
sorrido fra me e me.
sono felice.
decido di ballare.

18.7.08

Buon compleanno Franz!

16 anni.
come ho fatto a farti cosi perfetto.

mapi

13.7.08

Bam-a-lam!

The red head thought it was her lucky day!
At the beginnig she only saw the handsome blonde giant
and thought, mistakenly,
that she could handle the blonde female just with a twinkle of an eye.

After all she realized her being only the lovely toy in the hands of a blonde goddess who made her cry of painful joy and pleasure -
and for the eyes only of the man.

So in the end
she lied naked
and all tied up
and helpless watched the fuck above,
while music palyed so loud and wild.

To Tom.

18.6.08

Cattiva ma deficiente contro cattiva e intelligente – seconda parte della nuova saga “la mod va in ufficio”

...intanto mentre butto giù il titolo mi sembra il titolo di un film della wertmüller della quale, curioso il fatto, non ho ancora mai visto un film...vabbeh.....cosa volevo raccontare...ah ecco:

oggi vado a pranzo con delle colleghe che, come me, hanno iniziato da poco a lavorare. siamo in quattro. una classica ragazza italiana “alla moda ma non scema”, una che ha studiato scienze naturali e per qualche giro strano è finita lì dove siamo ora (capelli lunghissimi, dolce, allegra, non timida...insomma un pensierino ci farei!) e una giovinotta di 23 anni che non smette di palare a voce alta senza tregua esprimendo giudizi imbarazzanti sui colleghi e la vita in generale. mentre cerco di avere pazienza (sono estroversa anche io – e sono stata giovane anche io....tanto tempo fa) sento però che mi sta andando di traverso il mio club sandwich buonissimo. decido che è meglio ucciderla subito ‘sta qua, se no ci rovina la digestione. segue dialogo:

lei: “qua-ua-qua-bla-bla-bla-blub-blub-blub-di-di-di-du-du-du-blblablablabablaaaaaaaaaaaaa....”
io: “senti cocca, te mi fai venire la voglia di prenderti come un gatto che dal veterinario deve fare la cura anti-vermi, hai presente...?”
lei:”non ho capitoooooooooo....ahahahahahahahah...”
(Le altre due trattengono a stento la risata)
io: “gioia, te la spiego meglio....guardami le labbra.....se non abbassi la voce e la smetti di dire cazzate alla prima occasione ti vengo a cercare e ti lavo la bocca col sapone...ora hai capito....fai sì con la testa.”
lei:”ahahahahahahaha......(poi seria di botto).....ma in ufficio mi adorano tuttiiiiiiiiii....perchè fai cosiiiiiiiiiii..........(rivolta alle altre) ma guardate che il problema ce l’ho solo con leiiiiiiii.....”
io: “senti, finisci il panino, va, che è meglio”
ammutolisce.
e noi altre finiamo il pranzo, ma l’atmosfera è andata, ovviamente.
le altre due sono in imbarazzo e lo capisco.

alzandoci dopo il caffè mi accorgo che al tavolo dietro di me c’era la direttrice del personale, la segretaria del direttore generale e altri due che sembrano funzionari.....

dopo mezz’ora che sono tornata alla mia scrivania mi chiama proprio la direttrice del personale pregandomi di venire da lei.

ecco. sono fottuta, penso, mai che riesca a trattenermi.

invece:

“senti, volevo dirti, che ti siamo molto grati per la tua azione “punitiva” - strizzata d’occhio - . non è la prima volta che la signorina fa cosi e prenderemo anche noi le misure del caso....ti posso offrire un caffè?”

conclusioni:

ci sono quelle cattive ma cretine e quelle cattive ma intelligenti – e le puoi riconoscere facilmente.
quelle cretine non sempre fanno strada – grazie a Dio.
magari neanche quelle intelligenti (perché nel mare dell’idiozia magari è facile scomparire), ma almeno ci riconosciamo fra di noi.
mi è tornata la voglia di corcare qualcuno. mi faccio paura da sola: io quella cretina la volevo menar lì-lì sul posto e la cosa m’ha eccitata non poco.
everything brings me to the “desire”
....to be continued!

11.6.08

I am not your fuckin' secretary


da poco ho cominciato a lavorare.
tempo pieno.
otto ore.
colleghi giovani.
carini.
in apparenza.
in realtà sotto la superficie
l’atmosfera è bollente.

quelli che ti provocano per essere cazziati
(per la maggioranza maschi alla ricerca della femmina rigorosa)
quelli che fanno più di tutti gli altri e dopo vengono (pare con reciproca soddisfazione) sgridati dal capo per una piccolissima cosa dimenticata
(femmina servizievole in cerca di maschio autoritario e mai soddisfatto)
quelli che nella vita le prendono e basta, ma quando gli arriva la classica goccia che fa traboccare il loro vaso diventano dei guerrieri, anzi delle guerriere che non fanno prigionieri.
(nessuna differenza tra i sessi – ed è bellissimo vedere la classica pecorella sacrificale diventare il cane che ringhia alla mandria!)

e poi ci sono io.
primo giorno.
sono gentile con tutti. sto alle battute, ma rifiuto il tu – non è nelle mie corde, il tu va guadagnato, questione di educazione – scombussolando l’equilibrio psicofisico di alcuni/e.
secondo giorno.
imparo come funziona l’ufficio, facendo tutti i lavori che nessuno vuole fare (l’archivio, fare scatoloni per traslocare l’ufficio fra un mese, cercare fascicoli misteriosamente spariti ecc.)
terzo giorno.
sotto la giacca indosso maglietta bianca con foto del film “Secretary” con scritta in 4 lingue “non sono la tua fottuta sub-segretaria” – mormorii, sguardi, risatine e qualche strizzata d’occhio di gente che decido di conoscere meglio.
ieri.
arrivato finalmente mio computer (con indicazioni severissime sull’uso per cose personali e la salvaguardia dei dati a me affidati), telefono, articoli da cancelleria (compilando apposito modulo in duplice coppia e predicozzo sul non-spreco e non-rubare da vecchia megera con occhio di vetro e senso del humour deliziosamente caustico). quando torno dopo la pausa pranzo vedo giovane collega tutto preso dal mettersi sempre al centro dell’attenzione di tutti seduto al mio posto che naviga tranquillamente in rete dicendomi che tanto la mia password era quella di tutti del primo giorno e che solo domani avrei cambiato con una di mia scelta. Lo guardo solamente. Il giovanotto (vedi anche il primo esempio della lista “quelli che” di cui sopra) si alza mormorando un “Scusi, Signora”
oggi.
porto paio di manette originali della polizia di stato del Texas, un regalo di un amico poliziotto che ha passato la stessa valle di lacrime nella quale ho nuotato io (Thanks Jimmy!). insomma acciaio luccicante e indistruttibile con chiavetta tenuta da parte. li appendo accanto allo schermo del mio PC con accanto la scritta “per provarli tu prova a toccare le mie cose”. e qui il “tu” ci sta!

E’ bello stare in mezzo alla gente.
E chi dice che il s/m è solo di alcuni svitati non ha capito un cazzo della vita!

Mod happy (sì, Andrea, dico davvero!) :-)

1.6.08

I wanna hit something...

....hit this!!!

sally field si dispera per la morte di sua figlia (julia roberts - brava in questo film!). urla la sua tutta la sua rabbia e impotenza di fronte all'ingiustizia della vita.
urla "voglio picchiare su qualcosa...qualcuno" allora olimpia dukakis prende shirley maclaine rudemente e la spinge verso sally "picchia questo".... le dice e prima sally e poi tutti scoppiano in una risata liberatoria!

one of my favourite movies!



....never get over losing you

Randy Newman

31.5.08

la morte e la vita

non mi abituo alla morte.
la aspetto da troppo
e alle volte mi sembra davvero
che Dio mi stia pigliando per il culo,
o peggio,
si sia dimenticato di me
e fa passare avanti gli altri...

quelli che mi sembra impossibile viverci senza.
quelli che mi sostengono e amano senza condizione alcuna.
quelli che ci sono e non se ne fregano.
quelli che sono la mia gente.

la morte mi rende infinitamente piccola e indifesa.

e non mi abituo neanche alle sorprese belle che alle volte ti può fare la vita.
quelle non me li aspetto mai e quando arrivano
quasi non oso gioirne,
per paura
che me li stia solo immaginando.

tante volte credevo che fosse l'amicizia, il successo, la salute, la felicità
e non durava mai tanto il "momentum".

insomma tristezza e felicità insieme.
come si fa?
piangere e ridere insieme.
come si fa?

morte e vita sembrano consolarsi a vicenda,
usando me come pedina nel loro gioco.

ecchecazzo!

love, mod

15.5.08

q.v.d.?

Quale è il gioco che mi fa sballare?
Quale la cosa da dirmi, per farmi traboccare in ogni senso?
Quali sono le persone che mi fanno sopravvivere -
e quali le persone che invece mi fanno venire un nodo alla bocca dello stomaco?
Quale il libro da leggere?
Quale il blog da aprire ogni mattina, mentre bevo il caffè?
E quale cazzo di musica è da ascoltare?

E, soprattutto, perché?

Mio fratello mi viene a trovare. Un fuori programma. Mi regala nuovo collare. Dà scosse elettriche. È per cani che scappano (molto ben scelto!). Il gioco è semplice: rincorrersi in città,vestiti da fuori legge, prendendo io la scossa da lui ogni volta che qualche spettatore ignaro si ferma e ci osserva, recitando la parte della donna preda. Vedere gli sguardi increduli, eccitati e smarriti della gente ci fa sballare. L'ingrediente fondamentale è di ambientare il gioco più possibile nella realtà, cioè cerchiamo sembre di creare una situazione in cui non tutto è sotto il nostro controllo. Sicurezza? Sempre! Ripettitività? Da evitare! Il glossario del nostro gioco è brevissimo. Contiene meno di dieci comandi/parole/frasi. “Cammina”, mi dice lui. E io trabocco letteralmente. Mio fratello appare cosi, senza preavviso. Quando entra in casa e mi abbraccia sono felice e sento che ho ricevuto un altro po’ di tempo da vivere.

Ci sono invece delle persone che fanno un’altro tipo di gioco. Non serve tanto a divertirsi, ma piuttosto a manipolare e dividere per rinforzare quello che credono il proprio potere. Ti ignorano, poi ti lusingano, poi ti prendono in giro, poi ti regalano cose e poi non ti conoscono. I never found "tease and deny" a very intelligent game. E siccome non capisco quel tipo di gioco, mi viene quel nodo alla bocca dello stomaco. Per una frazione di tempo mi sento non all’altezza, ma poi, grazie a Dio, torno in me. Capisco che il trucco sta proprio nell’agire in maniera tale che io mi chieda “perché” – dietro c’è il nulla. Fanculo a loro!

“Six Pack”, mi dicono, è un libro da leggere. Lo scrive uno di Milano che inventa le sorprese deficienti che si trovano nelle merendine. Si chiama Gianni – che nome banale. Ma come fetish sceglie i suoi addominali, Iggy e la necessità di una scopata ogni 15 giorni. Quindi cattura la mia curiosità. Vedremo se ha davvero qualcosa da dire o se è come Iggy quando non è a dorso nudo.

La musica. Difficile. Non ascolto nulla. Ma provo a cantare. Mi trovo penosa, però M., una checca (sempre a me!) inglese di 60 anni che ha deciso di suonare insieme a me, ha detto che non “ha mai sentito le solite vecchie storie raccontate come lo faccio io” – Look out Lotte Lenya!

mi capita tutto questo senza il solito "drama of life itsself" - quindi mi sembra tutto molto più banale. Sto bene. Sono serena. Non ho niente di travolgente da dire.

Love, mod

...oh, il primo blog che apro la mattina è quello di "geriatric" su youtube. I love that man.

7.5.08

Trilogy - vol. 3 - nude, blood, blade - not happy but perfect end

il music doc ha detto che il pezzo mio ultimo faceva schifo e che devo scrivere solo quando sono in vena. e ha ragione. quindi lascio fare a viggo.
enjoy!

Trilogy - vol. 2

non è un happy end.
ma un happy intermezzo, sì.
la serenità di "ti fidi di me? - Sì!" non non è la vera fine. quella non te la fan vedere mai nei film.
andrea, mi hai chiesto come fanno a convivere in me tutto quel sangue e la musica di Morricone. Al sangue mi ci hanno costretta, alla musica no. Insieme formano una specie di equilibrio in bilico.

Love, mod

4.5.08

TRILOGY - vol, 1


La donna non aveva visto arrivare il fendente.
Il coltello era di quelli con la lama leggermente curva e lui, inaspettatamente esperto, aveva mirato dritto alla gola.
Solo un riflesso d’istinto atavico aveva salvato la donna dall’essere sgozzata.
La lama aveva tagliato la guancia, mancando di pochissimo l’unico occhio della donna e finendo la sua linea rossa nel labbro inferiore.
Aveva speso troppo per prenderlo. Ansimava a bocca aperta.
Un rivolo di saliva e sangue le filava dalla bocca, colandole sul petto sudato.
Sembrava che la facesse franca lui.
L’occhio della donna sbarrato per la fatica, due fessure gli occhi del ragazzo.
Scuro di pelle. Fianchi stretti. Un petto da fanciullo.
Quell’aria da ragazzo le aveva fatto abbassare la guardia. Lo aveva guardato ammirato. Ultimamente le capitava di guardarli prima di uccidere.
E lui aveva approfittato istintivamente di quel momento.

Lo aveva rincorso a lungo nei vicoli stretti e ora era lì, malferma sulle gambe. Ancora era in piedi. La vista leggermente annebbiata ma con tutti i sensi all’erta. Fili di capelli neri bagnati di sudore e sporchi di polvere rigavano il viso insanguinato. Lui, a 10 passi da lei, sembrava incerto sul da farsi. Scappare? Sicuramente quella donna cosi strana non avrebbe concesso una seconda occasione, con quella benda sull’occhio che le dava un che di piratesco e l’occhio di un nero profondo che prometteva di mantenere quel che diceva lo sguardo ora affaticato ma indifferente al proprio destino. Meglio finirla. Perché lei, se ora lui fosse scappato, avrebbe continuato a darle la caccia.

Al ragazzo, mentre si avvicinava con cautela, si rizzavano i peli sulla nuca. Aveva ucciso la prima volta a sei anni. Insieme ad altri cinque compagni di schiavitù aveva ammazzato a sassate un padrone sadico che non solo aveva fatto faticare lui e i suoi compagni sotto un sole cuocente, ma aveva abusato di loro ogni notte, lacerando e facendo sanguinare le loro giovani carni. Una notte aveva lanciato il primo sasso e i suoi compagni lo avevano aiutato a finire il vecchio Alì, rispettandolo da lì in poi come loro capo.
La vecchia che vendeva il pane al suk della città e che ogni tanto regalava a lui e gli altri il pane rimasto alla fine di una giornata, un giorno gli aveva preso il mento con la mano e con lo sguardo triste aveva previsto che avrebbe ancora ucciso. Non per odio, ma perché gli veniva facile. E quella profezia si era rivelata vera. Ora, a vent’anni appena compiuti, aveva ucciso altre decine di volte. Per la libertà, gli dicevano. Lui sapeva, che non c’era nessun motivo nobile, lo faceva soltanto perché gli veniva facile e perché fino ad oggi l’aveva fatta franca.

Uno dei due sarebbe morto. E questa volta, anche se la donna sembrava disorientata e esausta, poteva essere lui.

Con il piede nudo il ragazzo calciò sabbia e polvere nella direzione della donna, per vedere se reagiva. E la donna cadde in ginocchio con un lamento, cadendo con le mani in avanti. Ora la saliva mescolata al sangue che le uscì dalla bocca disegnò lo sfinimento nella sabbia.

“Come ti chiami ragazzo?” La voce della donna era tranquilla.
“Mi chiamo Amir.”
Lentamente la donna alzò la testa. L’unico occhio era arrossato e lacrimava.
“Se non vuoi morire, Amir, è meglio che tu ti muova ora. Sei in tempo. Non sarò in grado di seguirti ancora per un bel po’.”
“Ma tu smetterai di cercarmi?”
“Lo sai che non posso, ragazzo.”
“Ma io non so niente, non sono nessuno”
“Stronzate. Tu e il tuo gruppo siete responsabili degli ultimi due attentati nella zona verde di Baghdad. E loro hanno deciso che è ora di fermarvi.”
La risata di Amir era amara e sprezzante.
“Ma se fino ad ora a quelli lì faceva comodo che noi ammazzavamo la loro gente. Cosi la guerra continua e loro guadagnano milioni di dollari ogni giorno.”
“Lo so.”
“Lasciami andare, donna:”
“Non posso.”

La donna si drizzò sulle ginocchia. Le mani lungo i fianchi.

“Allora ti ammazzo.”
Amir ora è arrabbiato. Non vorrebbe ammazzarla questa. In un certo senso la rispetta. Capisce che lei non ha scelta. Sta facendo solo il suo lavoro e non sembra troppo felice di farlo. Lui cerca di girarle alle spalle, ma la donna si lascia cadere ancora sulle mani e con una gamba stesa fa cadere Amir. Gli entra della polvere negli occhi. Ora si difende alla cieca. Non vede quasi niente. La paura arriva come un pugno. Come ha potuto pensare di vincerla. Il suo istinto l’aveva messo in guardia, ma lui aveva preso la decisione sbagliata. Un calcio fortissimo, dato di tallone, gli arriva sul plesso solare. Mentre tutto diventa buio intorno a lui, sente lei che dice “Mi spiace ragazzo, non ho la forza per lottare con te. Faremo una cosa veloce.”

Il ragazzo è nudo.
Due corde che dai suo polsi vanno intorno a due pali di cemento lo tengono nella posizione del crocifisso.
Il corpo ha assunto una posizione naturale, quasi elegante.
Con la mente sgombra si chiede come lo farà morire.
Non ha paura del dolore. Il dolore è suo amico da quando è un bambino.
Non lo può dire lui alla donna, deve scoprirlo da sé.
Il ragazzo è lucido.
La donna gli sorride, estrae due lame d’assalto dai foderi che porta legati alle cosce e dice “Se mi dici quello che voglio sapere non ti faccio male. Ti uccido e basta.”
Il ragazzo le sputa in faccia.
“Bene. Sei coraggioso. Dimmi Amir, non hai paura perché non hai mai provato vero dolore o perché ne hai provato troppo?”
Il ragazzo tira un calcio. Ora è arrabbiato. E la rabbia lo rende goffo.
Per un secondo perde l’equilibrio, se non fosse legato per i polsi cadrebbe all’indietro.
Dalla bocca della donna un verso eccitato. Fa un movimento veloce, buttandosi in avanti, e pianta i suoi due coltelli nei piedi del ragazzo. Un urlo solo. Poi silenzio. Ora Amir non può più muoversi, difendersi, lottare. Il viso del giovane mostra più sorpresa che sofferenza. Si aspettava una sottile tortura e non una mossa cosi rozza ma definitiva.
“Direi che siamo pronti per fare due chiacchiere, che ne dici?”
“Non….so…..niente. Lo giuro.”
“Amir, Amir…quando e dove? E cosi semplice.”
(la foto è di Joerg Zimmermann - vedi anche link al suo sito web....e no, ancora non so come cazzo continua sta storia. e francamente son stufa di raccontare sempre io il bagno di sangue. magari non posso farne a meno di vederli nella mia testa, ma ultimamente ho la nausea di raccontarli. ho visto la foto di joerg e le parole son venute cosi. love mod)