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3.11.09

personale



“mod, ma che cazzo stai facendo? Stai per caso diventando una fighetta della rete (originale: fucking-successful-net-pussy”)  che scrive solo di robe “morally correct?!”
A chiedermelo cosi gentilmente è mio fratello – sempre cosi attento a tutto quello che faccio. Ci devo pensare un po’. Sì, è vero. Ultimamente metto tanta musica – e poi questa idea ge-nia-le (ammettetelo, voi che non sapete una parola d’inglese!!!) di tradurre i testi in italiano.
Per pensare meglio decido di tirare fuori tutte le mie lame. Guardarle, tenerle in mano, passarle sulla mia pelle e affilarle da sempre mi da la calma e la concentrazione necessaria se devo riflettere o  ammettere qualcosa a me stessa.
Sono una collezionista. Un po’ li ho ereditati. Quando è morto mio nonno materno (ha servito negli “Ulani” – antico reggimento di cavalleria dove montavano solo cavalli di razza “Hannoveraner”) tutta la famiglia si è buttato sulle cose “belle” da ereditare, come gioielli (pochi), mobili (bellissimi!) e una vecchia “Horch” che lui teneva in garage lucida e pronta a portare anche la regina d’Inghilterra in qualunque momento. Insomma, alla fine sono rimasti i suoi diari di guerra e le sue 2 lame preferite – una francese con lama lunga e sottile, leggermente curvata in punta e manico in osso e l’altra dell’esercito, è un coltello mille usi, usurato e con la lama assottigliata nel corso degli anni e dopo tante messe a filo (lo porto sempre con me. sempre.) Ogni tanto, quando rileggo per l’ennesima volta quello che lui scrisse in forma di lettera a sua moglie (iniziava sempre con “mein heiß geliebtes mädchen” – mia amatissima ragazza – e all’ora avevano già 4 figli), penso che dovrebbero fare un film sulla base di quello che lui scrisse a proposito di Stalingrado, ma poi anche no. Non scrive nulla di eroico, anzi, lui si è “distinto” in due o tre occasioni per aver avuto una gran paura, per aver pensato anzitutto a se stesso ed essere scappato a gambe levate lasciando anche qualche compagno indietro.  Scrive “non ci sono eroi ma solo esseri umani magri, stanchi, malati  che sperano  in una pallottola nemica ogni giorno – per trovare la pace finalmente”. Ecco perché faccio fatica sempre ad entusiasmarmi ai film di guerra con eroi vari incorporati. Per contro però conosco a memoria quel film sui due sicari a Stalingrado – il russo era impersonato da jude law, mentre il tedesco era un bellissimo e credibile ed harris….oppure appocalypse now …..merda, anche io non sono del tutto immune a queste cose.
Vabè…dov’ero?! Ah sì, affilare le lame. Per farlo ho bisogno di essere da sola (cosa rara e preziosa), la musica giusta (blue valentine di tom waits in questa occasione – e mi sa che poi la metto anche sul blog), telefoni staccati, la coperta di lana grezza stesa a terra con me seduta sopra e le lame in bella vista davanti a me. quelle da affilare sono una ventina. Ne scelgo tre. Le due “pattadesi” che uso anche per tagliare il salame e una lama spagnola con uncino in punta, usato per scuoiare. Quest’ultima la uso solo per giocare. Inizio intanto a pulirla bene con il panno, poi con un po’ di saliva la passo sulla pietra con ritmo lento e regolare. Mi imbarazza un po’ dirlo qui: sono nuda sempre quando compio questo rituale. L’imbarazzo non deriva dalla nudità di per se, ma dal fatto che è ritenuto senz’altro bizzarro comportarsi cosi. Ecco, ogni volta che affilo mi sento come una che sta facendo di nascosto qualcosa di  molto proibito. Sensazione piacevole. ….alle volte basta cosi poco!
Mentre son lì che passo le lame, una dopo l’altra sulla pietra penso a quello che mi ha detto mio fratello. È vero. Ultimamente, e particolarmente dopo l’ultimo giro in ospedale, mi sono come rammollita (addolcita direbbero i soliti e noiosi romanticoni). Sono diventata più sensibile al dolore e alla sua natura efferrata e innesorabile. Meno di prima sopporto le conversazioni col genere umano (non per gli altri ma per me stessa:  dopo le prime due battute semplicemente non so più cos’altro dire e vorrei sparire). Solo che ora mi auto-commisero per la mia incapacità di “socializzare”.
È un periodo pesante poi. Sono successe cose che tutti faticherebbero a metabolizzare. La cosa che mi tiene sana di mente è, credo, la mia capacità di vedere le cose sempre da un punto di vista diverso di tutti gli altri.  Ho pochissimo talento. Quando canto, ad esempio, faccio più pena che altro, ma riesco a dare alla canzone una interpretazione diversa….non so…..sto pensando a vanvera.
Il rumore dell’acciaio sulla pietra è in perfetta armonia con la voce ruvida e dolce di Tom Waits.
Decido che mio fratello ha ragione. Devo ritrovare un po’ di cattiveria e voglia di giocare. Questa lama spagnola è perfetta per far provare quella deliziosa paura che si prova quando sei lì nudo e in piedi, legato a braccia aperte, magari imbavagliato ma con gli occhi ben aperti per non perderti nulla dello spettacolo e ti chiedi se la bionda altissima  quasi nuda  che hai di fronte si ricorderà le regole d’ingaggio stabilite prima a pranzo. Quando hai chiesto “ma cosa mi vuoi fare?” lei ti ha sorriso divertita “saperlo ora non ti fa provare meno paura. E poi, francamente ancora non lo so. È una questione di mood.” Pensi magari che è una cosa idiota fidarsi di una dichiaratamente anarchica nei suoi gusti sessuali ma hai anche quel bellissimo formicoli caldo che ti sta salendo piano su per le gambe per invaderti tutto il corpo.  E poi sai che lei non ti farebbe alcun male che non sei tu stesso a chiedere. A tavola ti ha guardato seria e ha risposto alla tua domanda incerta sull’evolversi di un gioco di lama : “sweetheart, no blood for preppys”, il che significa più o meno “niente sangue per principianti”. Ora che sei legato lì in quella posizione scomoda ma efficacissima per quanto concerne il flusso di sangue nei punti strategici del tuo corpo pensi che tutto sommato un doloroso ricordo che non lascerà traccia a lungo sarebbe bello e poi speri che si lascerà toccare da te, per ringraziarla. Per dirle che ti è piaciuto tanto tanto.  Pensi “dai, taglia, non me ne frega niente, ma taglia. Solo un poco. Voglio sapere com’è.” Menomale che sei imbavagliato. Con lei il rischio è sempre grande che ottieni quel che chiedi.
…..ma che cazzo sto pensando e poi mi sono tagliata il pollice. Me lo fico in bocca e succhio. Hm, dolce.
Nella lama mi posso specchiare ora. Solo gli occhi. O solo la bocca. Dettagli niente male.

28.7.09

ready or not

avevo già messo il solito pezzo di musica da youtube.
(gospel!)
non ho niente di carino/profondo/divertente da dire.
sto partendo. le valigie sono lì, già pronte.
mancano cosmetici e medicine. lì metterò per ultimi.
vado via senza sapere quando torno.
ho salutato mio figlio 10 giorni fa.
per il suo compleanno gli abbiamo regalato di poter lavorare due settimane all'estero (niente di pericoloso!) per una delle ONG più belle che connosca.
metterà il naso dentro quel mondo di persone particolari che era anche il mondo di suo padre. ha espresso il desiderio di lavorare lì quando finisce gli studi e io non posso che esserne felice.
ieri sera mi chiama. la voce tranquilla e serena. è la prima volta che deve fare da solo. abita da solo in un appartamento in centro, fa la spesa, cucina, gestisce gli orari e mi dicono che sul lavoro è ben voluto e bravo. con la sua maniera tranquilla e riflessiva fa cose che neanche erano previste.
lo abbiamo mandato via prima della mia partenza, cosi non ci sono gli adii.
ora non sono più tanto sicura di aver avuto una idea geniale: come faccio ad andarmene senza salutare chi amo di più.
ho dormito poco, come sempre.
passo le giornate fino alla partenza guardando la TV amricana - per abituarmi a quel mondo cosi diverso da quello italiano.
non riesco tanto ad ascoltare la musica. non so cosa voglio. metto un CD e lo tolgo dopo poco. la musica mi mette quella agitazione emotiva che forse in questo momento evito istintivamente - per non indebolirmi in nessuna maniera.
mi serviranno tutte le risorse di cui dispongo.

non ho paura di morire.
ma detesto la incertezza sul quando (esattamente) e come (esattamente).
è l'incertezza che mi getta nel panico.
vale anche per tutte le altre cose della vita.
prima di tutto le relazioni affettive.
non parlarmi, non dire quel che si prova con una come me è
un ottimo metodo per uccidermi dentro.
non che renda la cosa facile all'altro, eh?!
con me devi inistere per potermi dire quel che provi. sulle prime cerco di schivarle ste cose - anche in maniera piùttosto cattiva.
troppa emozione uccide.

e mi viene il dubbio che anche l'amore è una specie di malattia incurabile.
e anche che io non abbia capito ancora nulla della vita.

26.6.09

sogno maschile di inizio estate causato da un panino ai crauti e troppa birra

Notte insonne di inizio estate.


Non so come possa essere successo.
Guardo la figura immobile alla finestra. Il suo viso e la maggior
parte del corpo sono in ombra.
La luce della luna illumina le lunghe gambe; ai piedi due scarpe con
tacchi a spillo altissimi.
So che è completamente nuda.
Mi osserva.
Come diavolo ho fatto a finire in questa situazione - penso - cercando
di non essere troppo in imbarazzo per l'erezione che inizia a salire
alla visione di quel corpo.
Sono nudo. Ho le braccia in alto e i polsi legati da due robusti pezzi di seta.

Normalmente il fine settimana non esco la sera; un po' per la
stanchezza accumulata, un po' perché a vent'anni puoi far casini in
giro con gli amici per cercare di rimorchiare.
A quaranta, quando sei solo, hai molta meno voglia di casino. E di
trovarti qualcuno che scombini il ritmo di una vita monotona, ma che è
pur sempre quello che hai fatto una dannata fatica a costruire.
Fa caldo. Troppo per cucinare a casa.
Decidi che per una sera una birra e un panino al pub non ti uccideranno.
Esci presto perché non vuoi trovarti in mezzo a una bolgia di
ragazzi/ragazzini urlanti e in preda a crisi ormonali.
Un panino wurstel, senape e crauti e un litro di birra scura- ok, non
è serata salutistica - penso mentre addento deciso un bel boccone.
Finito il panino mi dedico alla lettura del libro che mi sono portato
dietro. Non ho voglia di tornare subito a casa. E fuori fa ancora
troppo caldo per sedersi su una panchina sul lungo mare.
Sollevo lo sguardo per un attimo, mentre prendo il boccale. La vedo.
Bionda, alta, snella. Deve avere la mia stessa età più o meno.
Indossa una camicetta bianca semi trasparente sotto a un giacchino
corto e una minigonna di pelle rossa molto corta. Le scarpe sono
aperte, le dita hanno una decorazione particolare, non capisco, forse
un ideogramma rosso scuro. Il tacco è alto e sottile. Indubbiamente
non indossa il reggiseno.
E la cosa mi turba più del dovuto.
Ha i capelli biondi corti e porta degli occhiali con una montatura
strana. Le lenti diventano chiare all'ombra e scure alla luce.
Guardo davanti a me - devo avere una espressione molto imbecille -
perché lei sorride, metà del viso in ombra e metà alla luce. Vedo
nella lente trasparente un occhio che mi guarda divertito.
Cerco di scacciare il pensiero di quello sguardo montato su quel
corpo. Cerco soprattutto di ignorare quella sensazione, quel liquido
movimento che parte dal centro del corpo e più in basso.
Penso che fra poco uscirò, che la tipa in questione starà al suo
tavolo e che, con un po' di fortuna, l'aria sarà abbastanza fresca da
schiarirmi i pensieri.
"Posso sedermi" - alzo la testa di scatto incredulo. Lei è li davanti
a me. E' alta e piena e...avrei dovuto bere meno birra perché non
riesco a dirle di no.
Si presenta. Anche io. Ci mettiamo a parlare del più e del meno. Lei
si toglie gli occhiali e mi guarda. A quel punto non so più cosa sia
ad attirarmi; se il suo accento tedesco e il modo di ridere lieve che
termina con una piccola smorfia amara della bocca; se i suoi occhi che
sono così profondi, capaci di passarti attraverso come una lama; se il
suo corpo pieno e il suo profumo che non riesco a identificare.
Prima di sedersi si è slacciata un altro bottone della camicetta. Mi
ci vuole uno sforzo incredibile per non affondare lo sguardo nella
fessura fra i suoi seni.
Capita. Capita più volte. E ogni volta nel suo sguardo c'è un sorriso
misto a qualcosa d'altro che non capisco.
Continuiamo a parlare. Offro un secondo giro. Beviamo, parliamo, ridiamo.

Lei si è accorta della mia erezione. Si avvicina. E' in piena luce
completamente nuda. Ha una lama in mano di forma strana. Si avvicina
sempre di più sono a disagio. Sono imbarazzato. E quella lama e il suo
sguardo non sono promesse di cose buone...

Passeggiamo sul lungo mare. Parliamo con calma. I discorsi sono
diventati più intimi e caldi. Lei si tiene sempre a distanza. Non si
fa toccare. Quando per caso le mani si sfiorano, lei ritrae la sua e
vedo un lampo di paura nei suoi occhi.
Camminiamo. Parliamo.

"Vieni a bere una cosa da me" - mi dice con il massimo della
spontaneità e sorridendo.
Accetto.
La sua casa è bella. Essenziale e allo stesso tempo piena di passato.
Prende del cognac e me ne versa un bicchiere. Siamo ai capi opposti
del divano. Lei e senza scarpe, che ha abbandonato appena entrati in
casa. Ha tolto anche il giacchino di pelle e adesso poggia il gomito
sul divano con le gambe accovacciate sopra.
Non posso fare a meno di notare le sue gambe. Non posso non notare che
un altro bottone è stato slacciato e che si intravede un capezzolo.
Lei sembra non accorgersene; la mia impressione è che sappia benissimo
che sono come una aragosta nella nassa.
Da qui non uscirò tanto facilmente...

Lei si avvicina e sfiora il mio petto con la lama; scende in basso e
comincio ad avere paura. Non dico nulla. Mi ha chiesto di stare in
silenzio qualsiasi cosa fosse accaduta.
La lama raggiunge il pene, lo tocca brevemente. Poi lei fa un
movimento leggero che se fosse fatto con forza e intenzione
significherebbe l'evirazione. La lama fredda sfiora appena la pelle,
non lascia segni.
L'erezione raggiunge il suo massimo.

"E bello vivere per te" - mi chiede all'improvviso. Non so che
rispondere. Sto cercando ancora di capirlo alla mia età. "Credo di si"
- rispondo - "anche se non saprei spiegarti bene il perché".
"Bene" - dice rimanendo un attimo in silenzio.
"Da quanto non fai l'amore" - la frase esce fredda da lei, che mi
punta gli occhi negli occhi. "Da molto tempo" - rispondo un po'
imbarazzato. Penso "mi sa che ci siamo"...

Lei e di fronte a me indecisa. Si volta e poggia la lama su un tavolo.
"Scusami, io ... eh che io... non riesco a farmi toccare da nessuno"
Una lacrima le riga il volto. La potenziale belva che un minuto prima
mi aveva fatto temere per la mia incolumità ora era li. Un essere
umano nella sua fragilità.

"Anche io non lo faccio da molto" - dice sorridendo - "vuoi
interrompere l'astinenza con me stasera?". Non ho scelta. "Si" -
rispondo finalmente.
"Adesso giochiamo" - dice - "le regole le faccio io e sono semplici;
qualsiasi cosa succeda non dire nulla se non parlo io, ok?" - dice
alzandosi in piedi. Non posso fare a meno di notare che non portava
mutandine. "Ok" dico al limite del belinismo da ormone sparato - "C'è
altro?"
Lei si toglie la camicetta "Si, adesso spogliati. Voglio fare un gioco
e il gioco prevede che tu stia legato e faccia fare le cose prima a
me, ti va?" - "Va bene" - dico meccanicamente non rendendomi conto
delle possibili conseguenze. I suoi seni sono splendidi e rimango
ipnotizzato osservando i capezzoli. Lei attende che mi sia spogliato e
mi lega i polsi in alto, con delle pezze di seta. Non fanno male. Ma
non posso liberarmi e me ne rendo conto dopo.
Con un solo movimento si sfila la minigonna e rimane nuda di spalle.
Splendida! Volta leggermente il viso e mi dice - "Non preoccuparti,
non ti farò troppo male..." - andando in un altra stanza ridendo.
Comincio a darmi del coglione.
Lei rientra nuda, con indosso un corpetto di pelle che solleva i seni
e risalta i colori dei capezzoli, delle scarpe con un tacco alto e
qualcosa in mano che non vedo.
Sta immobile ed in silenzio alla finestra quasi tutta in ombra.
Sento il suo respiro profondo, un misto di furia e desiderio.
Credo che dovrei avere paura. Ma decido che è meglio stare in silenzio
ed aspettare ....

"Non voglio toccarti" - le dico con voce calma. "Ma se vuoi tu puoi
farlo". "Non avere paura, non posso toccarti neanche se volessi
farlo." - la guardo perché a questo punto anche se ho paura desidero
che lei mi tocchi, anche se mi fa paura.
Lei si avvicina.
Le sue mani passano con le unghie sul petto.
Gioca con i capezzoli e rimane affascinata da come il mio pene
risponda indurendosi.
Mi sfiora a lungo. Poi si china con le labbra a succhiare un mio
capezzolo a morderlo.
Mi carezza e mi stringe sempre di più.
Scende e mi guarda negli occhi mentre lo prende in mano.
Siamo vicini, così vicini.
Sento il suo respiro.
Mi guarda e muove me al ritmo dell'altra mano che tiene fra le sue gambe.
Ci guardiamo. Gemiamo. Alla fine urliamo e io le esplodo sul ventre.
"Continua" le dico - "Continua".
Lei si strofina su di me. Sembra che la paura sia passata.
Si china e lo prende fra le labbra guardandomi.
In breve e di nuovo pronto. Prende una cosa dal tavolo e per un attimo
penso con paura al coltello.
Invece e solo un condom che lei mi fa indossare aiutandosi con le mani
e la bocca.
Sono in piedi nudo.
Lei davanti a me aggancia la sua coscia sinistra al mio fianco destro.
Le sono dentro in un attimo. Si tiene forte a me. Mi morde mi stringe.
Spingo più che posso nel suo corpo.
Lei abbassa la mano destra dietro di me, fra le natiche. Fa entrare un
dito prima piano, e poi con forza maggiore, con lo stesso ritmo delle
mie spinte. La sento venire una volta, due e alla terza lascio
sfuggire un urlo soffocato e le vengo dentro.
Sono sfinito.

Mi guarda.
Un attimo di paura. Scioglie le mia mani. Mentre cerco di riattivare
la circolazione mi toglie il condom e mi pulisce con una salvietta
detergente.
In ginocchio di fronte a me mi chiede: "hai avuto paura?" - "Si" -
rispondo istintivamente.
"Vuoi che continui" - dice annuendo con lo sguardo verso il mio pene -
"Si" - "Solo una cosa. Adesso prova a toccarmi. Ma con calma, ok?" -
"Ho paura".
Allungo piano una mano e le tocco il viso dove prima era passata una
lacrima. Lei sorride e si riempie la bocca di me.

Alba.
Guardo fuori dalla finestra.
Sto bene.
Non so cosa succederà in futuro.
Ma sto bene.
Stanotte due solitudini si sono schiuse per un po'.
Sospiro.
"A cosa pensi" - dice facendomi trasalire. E' nuda vicino a me. "Forse
ho capito perché la vita è bella, sai?".
Sorride e mi viene vicino. Allargo le braccia. E' la prima volta che
si fa stringere.
Mi guarda.
Non c'è nulla da dire.
Sono un lungo caldo bacio.

mod assicura che non c'entra un cazzo col contenuto del racconto :-) ma prevede cervelli maschili spenti da una torva eccitazione!